lunedì 12 marzo 2012

ARRIVA CASAGGì EMPOLI!


Sta nascendo Casaggì anche a Empoli. I militanti del circondario si sono messi a lavoro per realizzare uno spazio identitario che possa ospitare un piccolo bar, una libreria per la diffusione della cultura identitaria, uno spazio per proiezioni e cineforum e una sala per conferenze e riunioni. Uno spazio libero, che intendiamo mantenere e pagare da soli coi soli mezzi dell'autotassazione e delle attività sociali di autofinanziamento. Con cemento, vernici e tanta buona volontà, sull'esempio fiorentino, ci si costruisce la casa mattone su mattone. Un esempio reale di politica fatta dal basso, senza padroni e senza finanziatori, con la consapevolezza di essere un pugno di sognatori e di folli contro tutto e contro tutti, ma certi della nostra energia e della nostra voglia di fare, dell'aiuto quotidiano di una Comunità che non ha mai smesso di credere, della mano tesa di tanti fratelli, dell'assoluta novità di un percorso metapolitico da destra che ad Empoli non ha precedenti. Per questo avremo bisogno dell'aiuto di tutti, economico, fisico e militante. 

INDIRIZZO SEDE: VIA ROMA 26, EMPOLI
TELEFONI: 392/8574348  334/1310079
SITO WEB www.casaggiempoli.blogspot.com
SITO CENTRALE: www.casaggi.org

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martedì 6 marzo 2012

"E VENNE VALLE GIULIA"...PRESENTAZIONE A CASAGGì



E venne Valle Giulia s’è imposto quale titolo all’originale La Spranga sui denti, nato alle prime ore del mattino e prima che si rendesse in libro. Provocatorio, irriverente, un po’ guascone. Non solo mazzate e teste vuote, però. Un ragazzaccio in camicia nera racconta la storia di un percorso di mani levate, di piazze e di scontri, di sentimenti e di idee. Oggi, dopo quarant’anni, ha la pretesa di essere ancora in cammino. Vagabondo.

La copertina, composizione e colori, fi ga intuizione e realizzazione di Marco Ruperto, rinnova la vanità d’essere là, a Valle Giulia, con quanto resta dell’asse di una panchina e la panchina prossima a spiccare il volo. Anni Sessanta, inquieti e preservati integri anche dopo, quando le giornate di Marzo si sono trasformate in autunno (caldo) e i colori intristiti (bombe e P38).

Atmosfere, parole, gesti. Quel mondo evidenziato nella presentazione da Luciano Lanna quale memoria gioiosa, libertaria (l’anarco-fascismo già caro a Brasillach), dissacrante. Voce di una generazione e non soltanto di personale vissuto. Il futuro diventa passato, sentieri sovente interrotti, porte divelte e sbattute in faccia d’altri e sulla propria. Se “entrammo nella vita dalla porta sbagliata”, sempre faccia al sole e in culo al mondo. Rifiuto d’ogni rendiconto. Zero alibi, zero rimpianti. Leggere per credere.

L'Autore: Mario Michele Merlino, docente di storia e filosofi a, autore con Rodolfo Sideri di: Inquieto novecento e Strade d’Europa. Sempre per le edizioni Settimo Sigillo ha tradotto I Poemi di Fresnes e scritto Ritratti in piedi. Nichilista, anticonformista, poeta, come il suo antenato prigioniero nella foresta di Brocéliande.

VENERDì 16 MARZO ORE 21
PRESENTAZIONE A CASAGGì
nel 44° anniversario della battaglia
DALLE 19 APERITIVO E CENA PER TUTTI

martedì 28 febbraio 2012

GIORGIA MELONI A FIRENZE: UNA GIORNATA MEMORABILE!

 Una parte della sala durante la presentazione del libro

Giorgia Meloni in visita a Casaggì

Si è svolta ieri pomeriggio, come da programma, l’attesa presentazione di “Noi crediamo”, con Giorgia Meloni. In una Villa Arrivabene stracolma di gente e di giovani si è parlato della meglio gioventù d’Italia. Sala stracolma, corridoi pieni e gente fuori nel piazzale, bloccata all’ingresso dagli impiegati comunali per la troppa folla presente nei locali. Un pomeriggio memorabile, nel quale si sono susseguite le storie di tante persone che non hanno mollato, che si sono messe in gioco, che hanno scommesso su questo paese e sulle proprie capacità, che hanno voluto rifuggire quello stereotipo giovanile condito di apatia e di superficialità che quest’epoca di acque basse e di deserti ha contribuito a creare. Storie vere, dirette, di una forza dirompente e di una grande semplicità: quella che non fa notizia, ma che manda avanti questo paese ogni santo giorno con costanza e dedizione. Stracolma e partecipatissima, a seguire, la serata organizzata a Casaggì, con una cena sociale impeccabile e un’armata di cari amici che come ogni volta ha saputo stringersi attorno al proprio avamposto di idee e di azioni.

Moltissimi i giovani, militanti di Casaggì e della Giovane Italia, ma anche ragazzi del quartiere spinti dalla curiosità e dalla voglia di conoscere un mondo politico fatto di impegno e di passione, di militanza vera e di ideali senza tempo. L’ennesimo successo di una Comunità politica che a Firenze ha rotto tabù insormontabili fino a qualche anno fa e lo ha fatto lavorando, senza perdersi in chiacchiericci da bar e in proclami virtuali. E questo è ciò che hanno trovato oggi e che troveranno sempre gli ospiti dei nostri eventi: non accolite di portaborse in doppiopetto, ma ragazzi con lo sguardo pulito e tanta voglia di lottare e di lasciare un segno su questa Terra, come lo hanno lasciato quelli che ci hanno consegnato questo testimone ideale, difendendolo a costo della vita.

Impeccabile come sempre Giorgia Meloni, conferma quotidiana di una politica nata per strada e in sezione, cresciuta con gli sforzi e le capacità di una Comunità nazionale e giunta a questi traguardi con l’umiltà e la volontà dei più forti, quelli che guardano oltre il muro dell’omologazione e hanno visioni profonde. Una politica che vuole essere partecipazione e giustizia sociale, amore per il Popolo e dono; che non ha paura di criticare chi sbaglia, anche e soprattutto se sta da questa parte; una politica fatta di gente che prima di aprire bocca affigge migliaia di manifesti e distribuisce migliaia di volantini; una politica fatta di sedi presidiate e difese, di avamposti tra le rovine, di amori sconfinati e destini che si intrecciano; una politica che non si arrende, che costruisce, che condivide, che non odia, che edifica, che antepone il bene comune al proprio ego, che sogna, che non torna indietro, che parla una lingua chiara e può tenere la testa alta. Una politica che ha saputo coniugare lo strumento delle istituzioni con le proprie radici culturali e valoriali, senza sminuirne l’identità e senza diventare il mezzo di nessuno. Una politica come poche altre: libera e bella.

E questa meglio gioventù d’Italia, in una data come questa, non può che dedicare questi magnifici intenti di lotta e vittoria a Mikis Mantakas, martire europeo. Quel testimone è in buone mani.

sabato 25 febbraio 2012

MELONI A FIRENZE: VERNICE CONTRO IL QUARTIERE 2. VERGOGNOSO ATTACCO ALLA LIBERTA' DI PAROLA!

VERNICE CONTRO LA SEDE DEL QUARTIERE 2, TORSELLI (PDL): "VERGOGNOSO ATTACCO ALLE ISTITUZIONI". CASAGGÌ E GIOVANE ITALIA: "CHI GETTA BENZINA SUL FUOCO FACCIA UN MEA CULPA"!

Questa notte la sede del Quartiere 2 di Firenze, Villa Arrivabene, è stata sfregiata in diversi punti con un lancio di vernice rossa, che ne ha deturpato la facciata. L'episodio è chiaramente riconducibile a quell'area politica che, nei giorni scorsi, ha contestato le istituzioni del quartiere per aver concesso una sala a Giorgia Meloni e ai ragazzi di Casaggì e della Giovane Italia per la presentazione del libro "Noi crediamo", scritto dall'ex Ministro della Gioventù.

"È una vergogna. Sfregiare una sede istituzionale solo perchè garante super partes del confronto politico è un qualcosa che non ha niente a che fare con la democrazia. Tentare di impedire all'avversario di parlare ed assaltare le sedi istituzionali affinchè non si svolgano iniziative promosse da partiti politici differenti dal proprio è una logica che riconduce a pagine di storia ormai condannate univocamente. Se a Firenze esistono sedi e movimenti nei quali si predica "la violenza ed il ricorso ad essa per impedire all'avversario di parlare" devono essere immediatamente chiuse. Peggio ancora se queste sedi si trovassero in stabili pubblici occupati o concessi". Questo quanto dichiarato dal Consigliere Comunale del PdL, Francesco Torselli a seguito degli atti vandalici commessi a danno della sede del Quartiere 2.

"L'iniziativa di lunedì è una presentazione di un libro scritto da un ex-Ministro ed è gravissimo che qualcuno pensi di poter impedirla rispolverando retoriche a metà tra il grottesco ed il ridicolo". Fanno sapere i presidenti cittadino e provinciale della Giovane Italia, Marco Scatarzi ed Alessandro Draghi, i quali aggiungono: "Chi in questi giorni, parlando da dietro sigle di associazioni che prendono ricchi contributi dalle istituzioni, ha gettato benzina sul fuoco, alimentando tensioni altrimenti evitabili, dovrebbe fare i conti con la propria coscienza e recitare un convinto MEA CULPA".

Da Casaggì infine arriva una battuta: "il libro di Giorgia Meloni parla della meglio gioventù d'Italia, chi contesta non lo fa solo per antifascismo, come dice, ma perchè, essendo abituato ad essere un parassita della società, teme di non reggere il confronto".

Lunedì, alle ore 18.00 il Quartiere 2 ospiterà infatti la presentazione del libro "Noi Crediamo" di Giorgia Meloni alla presenza dell'autrice e dei vertici cittadino e provinciale del PdL e della Giovane Italia.

lunedì 20 febbraio 2012

APPROVATA LA NOSTRA PROPOSTA: UNA STRADA A BOBBY SANDS...


Quest'oggi il consiglio comunale ha votato e approvato la nostra proposta, portava avanti da Francesco Torselli, per intitolazione di una via a Bobby Sands. Una vittoria che rivendichiamo con orgoglio e che vogliamo dedicare a chi, ancora oggi combatte per la libertà dei popoli e per l'autodeterminazione. In Irlanda, ma non solo. 

Tiocfaidh ár lá!

sabato 18 febbraio 2012

GIORGIA MELONI A FIRENZE PER "NOI CREDIAMO".


«Noi crediamo. Crediamo nei giovani, nella politica, nella giustizia, nell’eguaglianza, nel merito. Crediamo nella nostra Nazione, una Nazione nata centocinquant’anni fa dal sacrificio di un gruppo di ragazzi, molti dei quali poco più che ventenni. Una banda di idealisti, sognatori e poeti, capaci di abbandonare tutto e prendere le armi per inseguire l’utopia dell’unità nazionale».

In un momento di crisi – della politica, dell’economia, degli ideali – serve ricordare da dove veniamo, il nostro patrimonio di valori e cultura, la nostra identità. Perché, mai come ora, è pericoloso cedere alla tentazione del disimpegno, dell’apatia e del qualunquismo mascherati da lotta alla “Casta”, da antipolitica. È vero, quella di oggi è una società bloccata. Bloccata da rendite di posizione, dalla mancanza di mobilità sociale, da vecchi schemi che non corrispondono più alla realtà, che invece è profondamente mutata. E sono i giovani a pagare il prezzo più alto, costretti a vivere un presente di precarietà e a immaginare un futuro ancora più incerto.

Per loro c’è bisogno di aggredire dalle fondamenta la società dei privilegi consolidati e costruire sulle sue macerie l’Italia del merito capace di far emergere e premiare l’energia visionaria, la tenacia, il talento. Giorgia Meloni, il più giovane ministro nella storia della Repubblica, ha raccolto le storie di ragazzi e ragazze che vivono con coraggio, determinazione, passione.

Alcuni sono famosi, come Federica Pellegrini o Mirco Bergamasco, altri no, ma non sono meno importanti, perché tutti protagonisti di storie esemplari e avvincenti, che meglio di molti discorsi illustrano i princìpi – dalla lotta alla mafia alla difesa della vita – per cui l’autrice si batte da anni e che ne hanno ispirato l’intera attività politica. Sono storie che nascono da un incontro, da una sintonia di valori, dalla certezza che le vite di questi giovani servono ad altri. E che servono all’Italia per essere un Paese migliore.

GIORGIA MELONI PRESENTA IL SUO LIBRO
"NOI CREDIAMO"
LUNEDì 27 FEBBRAIO 2012
VILLA ARRIVABENE ORE 18
Piazza Alberti 1/a - Firenze (sala consiliare Quartiere 2)

venerdì 17 febbraio 2012

CINECREW PROIETTA "IL PROFETA". IL 22 FEBBRAIO A CASAGGì...


Mercoledì 22 febbraio ore 21,30 appuntamento con il film "Il profeta", seconda proiezione Cinecrew per il ciclo "Oltre le sbarre" dedicato alla carcerazione e ai diritti dei detenuti. A Casaggì Firenze, in via Frusa 37.

giovedì 9 febbraio 2012

OLTRE LE SBARRE: PROIEZIONI SULLA CARCERAZIONE A CASAGGì.


Nel 2011, in un solo anno, nelle carceri italiane si sono registrati 74 suicidi. Dal 1997 si sono tolti la vita in 912, 822 detenuti e 90 agenti di custodia. Tanti, sicuramente troppi per un paese che vorrebbe essere considerato “sviluppato”. Duecentosei carceri, settantamila detenuti e una situazione esplosiva fatta di spazi negati, di violenze reiterate, di giri di droga tollerati, di ritorsioni, di strutture fatiscenti, di corruzione, di sovraffollamento e di sporcizia. I trentottomila agenti presenti, ovviamente, sono troppo pochi e non riescono a gestire al meglio quella che è ormai un’emergenza permanente.

Una situazione che va riformata totalmente. Un contesto che produce vittime a tutti i livelli: tra i detenuti, costretti a vivere in meno di due metri quadrati, e tra gli agenti, sempre allontanati dalla famiglia e abbandonati dalle garanzie in merito alle ferie, ai turni di riposo e alle paghe. Una guerra tra poveri, insomma. Una guerra che non fa onore ad un paese civile, il cui compito dovrebbe essere quello di rieducare rispettando i diritti umani e creando contesti vivibili e controllati.

La politica ha altre priorità. E’ per questo che dei 670 milioni di euro disponibili per l’ampliamento delle strutture esistenti e la costruzione di nuove ne sono stati impiegati soltanto 70. Uno dei pochi casi in cui i soldi ci sarebbero, ma la volontà no. Una vergogna che miete vittime e che mette in discussione l’applicazione dei diritti fondamentali della persona nel nostro paese. Una vergogna cui va posto rimedio, sensibilizzando le istituzioni e la popolazione, attivandosi, creando sinergie con le associazioni impegnate nel settore, denunciando i malfunzionamenti e gli abusi.

Per una carcerazione umana. Per i diritti dei detenuti.

OLTRE LE SBARRE
Ciclo di proiezioni sulla carcerazione
A CASAGGì FIRENZE - VIA FRUSA 37

Mercoledì 15 febbraio ore 22
LE ALI DELLA LIBERTA’ con cena ore 20

Mercoledì 22 febbraio ore 21.30
IL PROFETA

Mercoledì 29 febbraio 2012 ore 22
FUGA DA ALCATRAZ con cena ore 20

Mercoledì 07 marzo ore 21.30
CELLA 211

martedì 7 febbraio 2012

PAOLO DI NELLA. PER NON DIMENTICARE.


Tratto da http://agts.tripod.com/pdn.html

Dedicato a PAOLO

Noi  purtroppo non siamo ancora un'élite, perché se lo fossimo sapremmo certamente guidare il nostro popolo sulla via nuova. Per ora siamo soltanto delle persone che cercano di essere uomini, uomini e donne che vivono uno stile di vita autentico; ma per essere degli uomini nuovi non basta credere in determinati valori, è necessario viverli e temprarli nell'agire, quotidianamente: questa è in parte l'importanza di fare politica. Rivoluzione non è qualcosa di astratto, che sa di miracolo : è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, pezzo per pezzo, sbagliando e riprovando, anche col sacrificio personale, anche riuscendo a superare tanti problemi contingenti che si presentano e che spesso, anche se sembrano tanto grandi ed insormontabili, se solo li si prova a guardare con un'ottica diversa, risultano delle inezie.
PAOLO DI NELLA 
 

Oltre il silenzio...
per non dimenticare
 
L'aggressione...
Paolo amava il suo quartiere, e proprio in nome di questo amore aveva programmato una battaglia per l'esproprio di Villa Chigi, che voleva far destinare a centro sociale e culturale. Per far partecipare gli abitanti del quartiere a questa battaglia sociale, il 3 febbraio sarebbe dovuta cominciare una raccolta firme degli abitanti della zona. 
   
Paolo, impegnato in prima persona nell'iniziativa, aveva dedicato gran parte della giornata del 2 febbraio ad affiggere manifesti che la rendevano pubblica. Dopo una breve interruzione, l'affissione riprese alle 22.00. Durante il percorso non ci furono incidenti, anche se Paolo e la militante che lo accompagnava notarono alcune presenze sospette. 
   
Verso le 24.45 Paolo si accingeva ad affiggere manifesti su un cartellone, situato su uno spartitraffico di Piazza Gondar, di fronte alla fermata Atac del 38. Qui sostavano due ragazzi, apparentemente in attesa dell'autobus (N.B. in Viale Libia, non esistendo una linea notturna, dopo le 24.00 non passavano autobus). Non appena Paolo voltò loro le spalle per mettere la colla, si diressero di corsa verso di lui. 

Uno di loro lo colpì alla testa. Poi sempre di corsa, fuggirono per Via Lago Tana. Paolo, ancora stordito per il colpo, si diresse alla macchina, da dove la ragazza che lo accompagnava aveva assistito impotente a tutta la scena. Dopo essersi sciacquato ad una fontanella la ferita, ancora abbondantemente sanguinante, Paolo riportò in sede i manifesti e il secchio di colla. 

Verso l'1.30, rientrò a casa. I genitori lo sentirono lavarsi i capelli, muoversi inquieto e lamentarsi. Lo soccorsero chiamando un'ambulanza, che però arrivò quando ormai Paolo era già in coma. Solo nella tarda mattinata del giorno dopo, il 3 febbraio (tardi, maledettamente tardi per le sue condizioni), Paolo venne operato, e gli vennero asportati due ematomi e un tratto di cranio frantumato. 
  
 Le indagini...
Le prime indagini furono condotte con estrema superficialità dal dirigente della Digos romana incaricato del caso, il dott. Marchionne. 

Non ci furono infatti né perquisizioni né fermi di polizia per gli esponenti dell'Aut.Op. del quartiere Africano. La ragazza che era con Paolo, unica testimone dell'agguato, venne interrogata dagli inquirenti che, più che all'accertamento dei fatti, sembravano interessati alla struttura organizzativa del Fronte della Gioventù e ai nomi dei suoi dirigenti. Tutto per dar corpo, come avvenne nel '79 per l'omicidio di Francesco Cecchin, all'ignobile storiella della "faida interna". 

L'istruttoria sembrò avere una solerte ripresa quando al capezzale di Paolo arrivò anche l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. 

Passato però il momento di risonanza dovuto a questo gesto, tutto sembrò tornare ad essere chiuso in un cassetto. La sera del 9 febbraio, dopo 7 giorni di coma, la solitaria lotta di Paolo contro la morte giunge al termine: si spegne alle 20.05.
 
Ai militanti del Fronte della Gioventù che in tutti quei giorni si erano stretti intorno ad una speranza disperata, vegliando al suo capezzale, quasi a voler proteggere Paolo e difenderlo come non erano riusciti a fare quando era vivo, non restò che vegliare il suo corpo. Seguirono giorni di forte tensione: lo striscione commemorativo affisso a Piazza Gondar venne strappato e deturpato più volte; sui muri comparvero scritte inneggianti all'assassinio di Paolo. Il tutto condito da discorsi e commenti disinvolti e gratuiti trasmessi da radio onda rossa. 

Dopo il 9 febbraio, finalmente, gli inquirenti si decisero, almeno apparentemente, a dare concretezza alle indagini. Vennero allora fatte alcune perquisizioni nelle case dei più noti esponenti dei Collettivi autonomi di Valmelaina e dell'Africano. 

Uno dei massimi sospettati era Corrado Quarra, individuato perché non nuovo ad aggressioni a ragazzi di destra e molto somigliante all'identikit fornito dalla testimone. 
   
Dopo aver tentato varie volte di sottrarsi all'incontro con i magistrati, comportamento che non fece altro che confermare i sospetti su di lui, venne emanato a suo carico un ordine di arresto per concorso in omicidio volontario, eseguito per caso la notte del 1 agosto '83. In un confronto all'americana Daniela, la ragazza che era con Paolo quella notte, lo riconobbe come colui che materialmente colpì Paolo. In conseguenza dell'avvenuto riconoscimento il fermo di polizia a suo carico divenne ordine di cattura per concorso in omicidio volontario aggravato da futili motivi. 

Visti i risultati, si era quasi sicuri ormai di poter arrivare allo svolgimento del processo e all'individuazione anche del secondo aggressore. Dopo 3 mesi di silenzio, il 3 novembre la testimone venne convocata per il secondo riconoscimento. Concentrandosi sulle caratteristiche somatiche della persona che accompagnava lo sprangatore, Daniela indicò il secondo presunto aggressore. A questo punto si rivelò il tranello in cui era caduta: il giovane da lei riconosciuto non era l'indiziato (Luca Baldassarre anche lui autonomo dell'Africano) ma un amico da lui appositamente scelto per via della grande somiglianza. Il giudice istruttore dr. Calabria, che peraltro aveva un figlio simpatizzante degli ambienti dell'autonomia dell'Africano, disse allora beffardamente alla ragazza che, se aveva sbagliato il secondo riconoscimento poteva aver sbagliato anche il primo. Discorso preparatorio finalizzato a facilitare la scarcerazione di Quarra, che avvenne, con proscioglimento da tutte le accuse, il 28/12/1983. Questo avvenimento, che segnò la fine delle indagini sull'omicidio di Paolo, passò sotto silenzio. Se ne avrà infatti notizia solo il 30/05/1984, grazie ad un comunicato stampa del Fronte della Gioventù. 
  

lunedì 6 febbraio 2012

IL VIDEO DEL CORTEO...


In questo sono raccolti alcuni filmati sul corteo in ricordo dei martiri delle foibe che ha sfilato sabato 4 febbraio a Firenze. Un corteo che per molti non doveva esserci, che in molti hanno provato a impedire, ma che si è svolto ed è stato portato a termine con un successo successo di pubblico e qualità organizzativa. Un corteo che tra emergenza neve, freddo siberiano, ospiti bloccati dal gelo, cambi di percorso imposti, controcortei urlanti e condanne di ogni tipo era diventato una questione di principio. Per il resto non ci sono parole, giacchè le immagini parlano da sole. Il tricolore ha sventolato ancora una volta, fiero e testardo, su una Firenze che ha scelto da che parte stare.  

domenica 5 febbraio 2012

FIRENZE, 4 FEBBRAIO: UNA CAPARBIETA' E UN AMORE SCONFINATI...






Anche quest’anno il corteo per i martiri delle foibe c’è stato. Accanto a Casaggì e alla Giovane Italia hanno sfilato molti uomini liberi, stanchi di vedere negata una pagina di storia che migliaia di innocenti hanno scritto col sangue. Nonostante la neve che ha bloccato decine di pullman e impedito la partecipazione di centinaia di persone da tutta Italia e la presenza di Giorgia Meloni, che però tornerà a Firenze tra pochi giorni e farà visita a Casaggì; nonostante il freddo siberiano che ha costretto molti fiorentini a casa; nonostante le vibrate proteste di chi, come da consuetudine, ha organizzato un contro-corteo per inneggiare a Tito e agli sterminatori degli italiani; nonostante i mille imprevisti e le disposizioni delle Questura che fino a qualche giorno fa non sapeva se avrebbe potuto garantire al meglio l’ordine pubblico ed ha infine spostato la partenza della marcia. Il corteo c’è stato, perché così doveva essere. C’è stato perché aveva come scopo quello di ricordare, senza lasciarsi andare a strumentalizzazioni di sorta. C’è stato e insieme a noi c’erano centinaia di persone, oltre alle realtà organizzate come Giovane Italia e CasaPound.

Come da tradizione un fiume di tricolori ha sfilato silenziosamente per ricordare le trentamila vittime della follia titina e i trecentocinquamila esuli fuggiti dal confine orientale. Un composto fiume di persone, senza nessun simbolo di partito o di movimento. Chi non è potuto scendere in piazza con noi, dalle strade che abbiamo percorso, ha comunque voluto salutare il nostro passaggio affacciandosi alla finestra e sventolando il tricolore in segno di vicinanza e di solidarietà: gesti semplici, ma ricchi di significato, di voglia di partecipare, di volontà di condividere, di non volersi piegare ad un senso comune che vorrebbe relegare la nostra storia nel dimenticatoio e classificare i morti in serie, uccidendo ancora una volta chi trovò la morte per mano degli infoibatori comunisti.

Una grande giornata, fatta di sacrifici e di dignità, di grande amore e di forte passione. Una giornata che Casaggì ha preparato accuratamente, che ha promosso con una mobilitazione che a Firenze non si vedeva da tempo, affiggendo migliaia di manifesti e inondando di volantini i quartieri, le scuole e le facoltà della città e della provincia, dormendo al freddo sul pavimento di una sezione accanto ad un secchio di colla, sfidando la rabbia e l’odio di chi non può capire, come a voler prendersi con l’entusiasmo di sempre quell’agibilità totale e sacrosanta che in molti hanno messo in discussione con futili pretesti. Una giornata che ha dato lezioni di stile e di caparbietà a quanti, con ogni mezzo e da ogni parte, avevano provato ad impedirne lo svolgimento. Il contro-corteo, organizzato dai centri sociali strumentalizzando brutalmente la morte dei due senegalesi uccisi lo scorso 13 dicembre, è andato letteralmente deserto e si è sciolto dopo aver percorso poche strade, segno evidente dello scollamento che si è ormai creato tra la gente comune e chi vive con le lancette dell’orologio indietro di qualche decennio.

Ancora una volta siamo passati.

TORSELLI, SCATARZI, DRAGHI: "OLTRE 800 PARTECIPANTI HANNO SFIDATO IL GELO PER ONORARE I MARTIRI DELLE FOIBE. IL FLOP DEL CONTRO-CORTEO DIMOSTRA CHE FIRENZE HA SCELTO DA CHE PARTE STARE"



TORSELLI, SCATARZI, DRAGHI: "OLTRE 800 PARTECIPANTI HANNO SFIDATO IL GELO PER ONORARE I MARTIRI DELLE FOIBE. IL FLOP DEL CONTRO-CORTEO DIMOSTRA CHE FIRENZE HA SCELTO DA CHE PARTE STARE"

ASSENZA FORZATA DELL'EX-MINISTRO MELONI CHE PERÒ NON VUOLE MANCARE L'APPUNTAMENTO FIORENTINO E RILANCIA UN SECONDO APPUNTAMENTO PER GIOVEDÌ PROSSIMO PRESSO LA SEDE DI VIA FRUSA

Questa la dichiarazione del Consigliere Comunale del PdL Francesco Torselli e dei Presidenti cittadino e provinciale della Giovane Italia, Marco Scatarzi ed Alessandro Draghi, organizzatori del corteo andato in scena oggi a Firenze:

"Oltre 800 persone hanno sfilato oggi a Firenze per onorare il ricordo dei martiri delle foibe, un numero ben al di sopra di ogni previsione viste le centinaia di defezioni arrivate un po' da tutt'Italia e da Firenze e Provincia, all'ultimo momento, a causa della ben nota ondata di maltempo.

Nonostante il clima gelido ed il problema neve che ha impedito a molti di raggiungere Firenze abbiamo voluto essere in piazza per rispondere a chi ci ha accusato di voler strumentalizzare la giornata del ricordo per fini politici. Se avessimo pensato solo ai numeri ed a fornire una prova di forza della destra identitaria (che comunque avremmo dato, vista la partecipazione) avremmo annullato l'evento appellandosi al maltempo. Ma il nostro intendimento è sempre stato un altro: ricordare i nostri fratelli infoibati ed i tanti italiani che furono costretti ad abbandonare le proprie terre natie per sfuggire alla violenza comunista dei partigiani titani supportati anche, è bene ricordarlo, da alcuni partigiani comunisti italiani.

Inoltre non potevamo accettare che le strade di Firenze si tingessero, in occasione della giornata del ricordo, solo del rosso delle bandiere dei contro-manifestanti, tra i quali figuravano anche sigle "quasi-istituzionali" come l'ANPI.

E la nostra perseveranza è stata premiata dalla presenza in piazza di tanti "normali" cittadini che hanno messo da parte l'appartenenza politica per sfilare in un corteo colorato solo, come avevamo detto e voluto, di bandiere tricolore. E la valenza della nostra iniziativa è stata avvalorata anche dalla presenza di molti esuli e figli di esuli istriano-dalmati che ringraziamo citando, una per tutti, la Signora Andreattini che ha preso la parola al termine della manifestazione.

Tra le assenze forzate anche quella dell'ex-Ministro Meloni, Presidente Nazionale della Giovane Italia, rimasta bloccata nella capitale. Ma la stessa On. Meloni ha fatto sapere di non voler mancare di celebrare la Giornata del Ricordo nell'unica città d'Italia dove questa ricorrenza genera ancora polemiche e contestazioni: per questo sarà presente Giovedì prossimo, 9 febbraio, presso il Punto PdL di Via Frusa a Firenze, sede di Casaggì e della Presidenza cittadina e Provinciale della Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà, per una serata in ricordo dei martiri delle foibe e degli esuli istriano-dalmati e giuliani.

Ringraziamo anche i membri delle istituzioni che hanno sfidato il freddo ed hanno partecipato alla nostra iniziativa, a cominciare dal Senatore Totaro, dai Consiglieri Regionali Nascosti e Donzelli, ai consiglieri comunali Razzanelli, Alessandri e Cellai, ai consiglieri provinciali Massai e Franchi ed ai tanti consiglieri circoscrizionali e comunali eletti nei comuni della provincia e della regione. Un ringraziamento particolare al Sindaco di Pratovecchio, Anselmo Fratoni: vedere un sindaco sfilare al nostro fianco con la fascia tricolore è stata una gran bella emozione, chissà che in futuro questo corteo nono diventi davvero un appuntamento di tutta la città, aperto proprio dal Sindaco di Firenze.

Chi ha scelto di non partecipare a questa iniziativa, adducendo motivazioni politiche o prestandosi ad infantili 'tira e molla' su sigle e correnti, è stato smentito dai tanti tricolori e dalla totale assenza di simboli di partito che avrebbero potuto far pensare alla strumentalizzazione di questa importante ricorrenza. Senza voler porgere il fianco ad alcun tipo di polemica, ci duole rilevare a malincuore che costoro hanno compiuto un passo nella direzione opposta a quella della memoria condivisa. Per fortuna le assenze non hanno influito sulla riuscita del corteo".

domenica 29 gennaio 2012

RICORDIAMO IL BLOODY SUNDAY, QUARANT'ANNI DOPO...


Sono passati quarant'anni da quella maledetta domenica di sangue. A Derry, città simbolo della lotta nord-irlandese per la libertà, una grande marcia cittadina sta chiedendo diritti civili. Una marcia pacifica, fatta dalle famiglie del Bogside, il quartiere cattolico della città, già teatro di forti rivolte negli anni precedenti. Il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico, spedito a Derry per seguire una campagna di arresti di massa, aprì il fuoco contro la folla dei manifestanti, colpendone 26. I morti furono quattordici, cinque dei quali colpiti alle spalle. Una delle più vergognose pagine di storie della storia inglese.

Le vittime:
  • John (Jackie) Duddy (17). Ucciso con un colpo al petto nel parcheggio dei condomini di Rossville. Quattro testimoni affermarono che Duddy era disarmato e stava scappando dal reggimento di paracadutisti quando fu ucciso. Tre di loro videro un soldato prendere attentamente la mira sul ragazzo mentre correva. Era zio del pugile irlandese John Duddy.
  • Patrick Joseph Doherty (31). Ucciso da un colpo alle spalle mentre tentava furtivamente di mettersi al riparo nella spiazzo antistante i condomini di Rossville. Doherty fu fotografato ripetutamente dal giornalista francese Gilles Peress sia prima che dopo la sua morte. Nonostante la testimonianza del "Soldato F" che fece fuoco sull’uomo, perché a sua detta teneva in mano una pistola e stava sparando, fu constatato che le fotografie ritraevano Doherty disarmato, e i test forensi sulla sua mano per verificare resti di polvere da sparo diedero esito negativo.
  • Bernard McGuigan (41). Ucciso da un colpo alla nuca quando era andato a soccorrere Patrick Doherty. Aveva sventolato un fazzoletto bianco al soldato per indicare le sue intenzioni pacifiche.
  • Hugh Pious Gilmour (17). Ricevette un proiettile che colpì il gomito entrando poi nel petto, mentre scappava dal reggimento paracadutisti in Rossville Street. Fu constatato che una fotografia scattata alcuni secondi dopo l’uccisione di Gilmour, lo mostrava disarmato, e i test per i residui di polvere da sparo diedero esito negativo.
  • Kevin McElhinney (17). Colpito alle spalle mentre tentava di mettersi al riparo all’entrata del condomini Rossville. Due testimoni affermatono che McElhinney era disarmato.
  • Michael Gerald Kelly (17). Colpito allo stomaco mentre si trovava vicino alla barricata dei Rossville Flats. Fu constatato che Kelly che disarmato.
  • John Pius Young (17). Colpito alla testa mentre si trovava vicino alla barricata dei condomini. Due testimoni affermarono che era disarmato.
  • William Noel Nash (19). Colpito al petto vicino alla barricata. Testimoni hanno affermato che Nash era disarmato e stava correndo in soccorso di un altro mentre fu ucciso.
  • Michael M. McDaid (20). Colpito in faccia mentre si trovava vicino alla barricata mentre si allontanava dai paracadutisti. La traiettoria del proiettile indicava che potrebbe essere stato ucciso dai soldati appostati sulle mura di Derry.
  • James Joseph Wray (22). Ferito e poi colpito nuovamente da vicino mentre si trovava a terra. Alcuni testimoni, che non furono chiamati dalla commissione d'inchiesta di Widgery, hanno affermato che Wray stava gridando che non riusciva a muovere le gambe, prima di venire colpito la seconda volta.
  • Gerald Donaghy (17). Colpito allo stomaco mentre tentava di scappare al sicuro verso Glenfada Park e Abbey Park. Donaghy fu portato in una casa vicina dove fu visitato da un medico. Le sue tasche vennero svuotate per poterlo identificare. Una fotografia della polizia fatta più tardi del corpo di Donaghy mostrava bombe a mano nelle sua tasche. Né quelli che cercarono nelle sue tasche nella casa, né il medico ufficiale dell’esercito britannico (Soldato 138) che dichiarò la sua morte dissero di aver trovato bombe nelle sue tasche. Donaghy era membro di Fianna Éireann, un movimento giovanile repubblicano legato all’IRA. Paddy Ward, che depose all’Inchiesta Saville, affermò che aveva dato due bombe a mano a Donaghy alcune ore prima che fosse ucciso.
  • Gerald (James) McKinney (34). Ucciso appena dopo Gerald Donaghy. Testimoni affermarono che McKinney stava correndo dietro Donaghy, e che si fermò alzando le mani gridando "Don't shoot! Don't shoot!" (Non sparate! Non sparate!), quando vide Donaghy cadere. Gli fu quindi sparato al petto.
  • William Anthony McKinney (27). Colpito alle spalle mentre cercava di soccorrere Gerald McKinney.
  • John Johnston (59). Colpito alla gamba e alla spalla sinistra in William Street 15 minuti prima che iniziasse la sparatoria. Johnston non prendeva parte alla marcia, ma stava andando a trovare un amico a Glenfada Park. Morì 4 mesi e mezzo più tardi; la sua morte fu attribuita alle ferite riportate quel giorno. Fu l’unico a non morire immediatamente quel giorno.

PER UN'IRLANDA UNITA, LIBERA E REPUBBLICANA.

venerdì 20 gennaio 2012

4 FEBBRAIO: LE RIVENDICAZIONI FOLLI DELLA SINISTRA ANTIFASCISTA...

CRONACA DI UNA FOLLIA…

La sinistra antagonista fiorentina lancia, per il 4 febbraio, un corteo “antifascista” per opporsi al ricordo dei martiri delle foibe promosso dal centro-destra che, come ogni anno, sfilerà in un composto fiume tricolore e ascolterà l’intervento dell’ex Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, partendo alle ore 17 da Piazza Savonarola. Nel comunicato che accompagna il contro-evento della sinistra radicale si parla di una destra revisionista, amica degli stragisti, vicina ad un esponente politico (Giorgia Meloni) che ha avrebbe avuto il solo merito di elargire fondi al mondo dell’estremismo di destra (sic!). Così tante baggianate tutte insieme, francamente, non le avevamo mai lette.

PER NEGAR DEI MORTI, SE NE STRUMENTALIZZANO ALTRI…

Il corteo “antifascista”, che ha come scopo quello di innalzare il livello di tensione e contrastare la diffusione di una verità storica come il dramma degli italiani infoibati, è una triste strumentalizzazione politica, fatta nel nome di Samb Modou e Diop Mor, i due senegalesi uccisi dalla follia omicida di Gianluca Casseri lo scorso 13 dicembre.

Le realtà della destra fiorentina che saranno in piazza il 4 febbraio hanno condannato con ogni mezzo quel gesto, dialogando e solidarizzando con la comunità senegalese e portando avanti una politica identitaria che non ha mai avuto niente a che fare col razzismo e con la discriminazione, ma solo con l’amore per la propria terra e con la valorizzazione delle differenze e delle specificità dei popoli, nel rispetto della solidarietà e della socialità. Le centinaia di iniziative prodotte in questi anni sono una testimonianza tangibile in tal senso, semmai ce ne fosse bisogno. E’ evidente che c’è chi soffia sul fuoco al solo scopo di ravvivare un odio sopito e di riaggregare delle forze disperse, anche a costo di usare una tragedia come scudo.

La destra fiorentina, il 4 febbraio, sarà in piazza per ricordare i martiri delle foibe e non per alimentare quelle “guerre tra poveri” che, invece, sono alla base di ogni mobilitazione che abbia come scopo quello di contrapporsi alle idee altrui, cosa che il nostro ambiente politico, a differenza di chi ci accusa, non ha mai fatto in alcun modo. Saremo in piazza pacificamente, silenziosamente e con composto cordoglio, come si addice a chi ha intenzione di ricordare dei morti e di rendere parte della memoria collettiva di un popolo l’orribile pagina dello sterminio e dell’esodo patito dai nostri connazionali per mano dei titini. Tutto questo, per chi ci accusa, sarebbe revisionismo. Già, perché la verità dovrebbe essere quella di chi ha sempre negato l’esistenza di questo massacro, trincerandosi dietro all’omertà di quei dogmi marxisti che hanno mosso le mani dei carnefici e distrutto decine di migliaia di vite.

In pratica si strumentalizza la morte di due persone per negare quella di altri trentamila. Un’operazione macabra e vile.

COMUNITA’ GIOVANILI E DINTORNI…

E’ curioso, poi, il giudizio che si dà di Giorgia Meloni, uno dei pochi esponenti politici di questo paese che abbia realmente provato a smuovere le acque di una burocrazia grigia e incolore attraverso decine di iniziative nobili e trasversali, portate avanti con costanza e con impegno. Il suo era un Ministero senza portafoglio e la proposta di legge sulle comunità giovanili, quella che viene richiamata dal comunicato “antifascista”, non è mai stata approvata per come era auspicato.

E’ curioso che ad opporsi a questa proposta, poi, siano i militanti di quella sinistra radicale che per decenni si sono riempiti la bocca di parole come “condivisione, libertà, autogestione degli spazi e riqualificazione”. E’ curioso e sfacciato opporsi preventivamente ad un provvedimento che tende a riqualificare aree urbane fuori uso per destinarle al popolo, per riempirle di iniziative, per creare sinergie e legami solidali, per ridestinare il degrado del moderno alla dimensione della comunità, del dono, dello sport, dell’arte e della vita.

Inutile dire che i finanziamenti alle associazioni di destra, poi, sono quanto di più lontano possa esistere da quella logica, dal momento che – trattandosi di fondi statali – qualunque indirizzo politico espressamente dichiarato farebbe decadere il senso del progetto. Le sedi della destra giovanile, come quella di Casaggì, sono interamente pagate dagli sforzi economici di chi le frequenta. I prestiti presi in banca dai nostri militanti e i video girati durante i sei mesi di lavori per la ristrutturazione dei locali ne sono esempio lampante. Come del resto le rate di affitto puntualmente pagate ogni mese tra gli sforzi e i sacrifici di chi porta avanti il proprio attivismo quotidiano senza chiedere niente a nessuno e lo autofinanzia per mezzo di concerti, cene e attività metapolitiche svolte ogni santo giorno di propria iniziativa e senza sponsor.

FUORI DAL TEMPO, FUORI DI TESTA…

Quando abbiamo visto il manifesto che accompagna il corteo “antifascista” del 4 febbraio abbiamo seriamente pensato che se non avessero apposto per intero la data dell’evento ci saremmo certamente convinti di essere davanti ad un pezzo di propaganda uscito di fresco da qualche museo della guerra civile. Partigiani armati sullo sfondo e una retorica vecchia di sei decenni abbondanti. Parole che lo stesso PCI aveva brillantemente superato quando i promotori di questo evento non erano neanche venuti al mondo.

Resta evidente la totale inadeguatezza di certi soggetti al tempo corrente. E non perché ci si richiami all’antifascismo, ma perché lo si pratichi con tanto infantilismo e con tanta malafede, così da renderlo uno spauracchio da sventolare in ogni buona occasione, senza interrogarsi sui modi, sui metodi e sulle pratiche che questo comporta, sulla lontananza che questo abbia dalla realtà sociale di questo paese, sulla totale estraneità di quest’ultimo da un evento – quello del ricordo dei martiri delle foibe – che non ha niente a che fare con alcun tipo di discriminazione, ma che anzi è nato col preciso scopo di creare una memoria condivisa e trasversale, lontana dai rancori e dalle fratture del Novecento.

E così, con la scusa di contrastare presunte discriminazioni si finisce col discriminare. Con la scusa di contrastare presunte violazioni della libertà si finisce per ledere le libertà altrui. Con la scusa di ricordare due vittime si finisce per dimenticarne trentamila.


IL LINK AL COMUNICATO "ANTIFASCISTA"

mercoledì 18 gennaio 2012

4 FEBBRAIO: LA SINISTRA LANCIA IL CORTEO ANTIFASCISTA PER INNEGGIARE A TITO!


Anche a questo giro, la sinistra antagonista, non ha perso l'occasione di strumentalizzare una tragedia, quella del 13 dicembre scorso, per tentare di negarne un'altra, quella del massacro di decine di migliaia di italiani e dell'esilio di altri 350.000 dalle terre di Istria, Venezia-Giulia e Dalmazia. Un manifesto dai toni ridicoli, lancia il corteo antifascista, che ogni anno si oppone alla marcia tricolore in ricordo dei martiri italiani. Un manifesto che, se non avessero scritto la data per intero, sembrerebbe uscito da qualche museo della guerra civile. 

Di seguito riportiamo il comunicato di Francesco Torselli sull'argomento:

“Vergognosa la strumentalizzazione dei due ragazzi senegalesi assassinati in piazza Dalmazia”
“Puntuale come un orologio svizzero, anche quest'anno è arrivato l'annuncio che la sinistra fiorentina non farà mancare, in occasione della Giornata del Ricordo dei martiri delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati e istriani, alla nostra città, l'ignobile teatrino messo in piedi da qualche decina di sconfitti dalla storia che, per l'occasione, inneggeranno a Tito, agli infoibatori di italiani e a quel comunismo che ha tenuto in catene per quasi mezzo secolo l'Europa dell'est”. Questo quanto fa sapere Francesco Torselli, consigliere del PdL.

“Per il sesto anno consecutivo - spiega Torselli - le ragazze e i ragazzi della Giovane Italia hanno raccolto l'invito del Comitato 10 Febbraio ed hanno organizzato, assieme al Popolo della Libertà, un grande corteo silenzioso che sfilerà, sabato 4 febbraio, da Piazza Savonarola (partenza alle ore 17) a Largo Martiri delle Foibe, senza alcun simbolo di partito, ma colorato soltanto di quel tricolore che costò la vita ai nostri connazionali, lungo il confine orientale, al termine della seconda guerra mondiale”.

“Ed anche quest'anno - aggiunge l'esponente del PdL a Palazzo Vecchio - la sinistra fiorentina, anziché aggiungersi al dolore e al ricordo dei nostri fratelli, preferisce inscenare un contro corteo che nasce agitando spettri assurdi di antifascismo, appellandosi ad ipotetici 'nuovi partigiani' e nei fatti finendo per esaltare Tito ed i suoi compagni assassini di italiani”.

“Ma la cosa più grave - conclude Torselli - è il luogo scelto per lanciare il contro corteo e le parole che compaiono in alcuni comunicati: quella Piazza Dalmazia salita alla triste ribalta delle cronache cittadine lo scorso mese di dicembre, quando un pazzo omicida assassinò a sangue freddo due ragazzi senegalesi. Noi saremo in piazza in rispettoso ricordo; auspichiamo una presa di posizione da parte della sinistra istituzionale che condanni chi inneggia a Tito e ai massacratori di italiani, netta e chiara”.

lunedì 2 gennaio 2012

FOIBE: GRANDE CORTEO A FIRENZE - 4 FEBBRAIO 2012


Anche quest'anno un grande fiume tricolore sfilerà, composto e unito, per le strade di Firenze. Il ricordo dei martiri italiani, lanciato dalla destra politica, chiamerà a raccolta tutti quegli italiani che sentiranno forte il richiamo della Verità, del Ricordo, dell'Etica, dell'amor di Patria e della Giustizia. 

Ricorderemo le decine di migliaia di innocenti che, per non rinnegare la propria italianità, furono massacrati a gettati vivi nelle cavità carsiche del confine orientale per mano dei partigiani comunisti di Tito. Ricorderemo le migliaia di esuli costretti alla fuga, umiliati, vessati e perseguitati dall'odio.

Metteremo simbolicamente fine a quel silenzio assordante che per decenni ha avvolto questa orribile pagina della nostra storia, con la copertura dei gendarmi dell'ideologia marxista. Onoreremo al meglio la "Giornata del Ricordo", istituita nel 2004 in memoria dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati.

Saremo in piazza, insieme e senza simboli di partito, per rendere omaggio ai nostri martiri e costruire una coscienza di popolo viva e trasversale. Saremo in piazza per ricordare tutte le vittime del comunismo, nel nome della nostra identità nazionale. Ci saremo per porre fine all'odio e al rancore, per non dimenticare, per ribadire che non esistono morti di "serie b".

Saremo in piazza, con Giorgia Meloni e moltissimi altri ospiti, per una marcia silenziosa e tricolore, che si concluderà con le testimonianze e gli interventi di chi ha vissuto quell'immane tragedia e di chi, oggi, ha il compito di non farla passare sotto silenzio. 


La coscienza di popolo è più forte della coscienza di classe.
L'identità nazionale è più forte di ogni dogma ideologico.
Il ricordo dei martiri è più forte dell'oblio dei carnefici.
L'amore per l'Italia è uno splendido atto di libertà. 

SABATO 4 FEBBRAIO 2012
PIAZZA SAVONAROLA ORE 17
CORTEO IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE
con Giorgia Meloni

INFO: WWW.CASAGGI.ORG

lunedì 26 dicembre 2011

RIUNIONE GENERALE VERSO IL CORTEO DELLE FOIBE...


DOMENICA 8 GENNAIO ORE 17,30, riunione generale della destra identitaria fiorentina in vista del grande corteo di SABATO 4 FEBBRAIO in ricordo dei martiri delle foibe e di tutte le vittime del comunismo, con Giorgia Meloni e moltissimi altri ospiti nazionali. Organizziamo la mobilitazione, rilanciamo la lotta. 

DOMENICA 8 GENNAIO ORE 17,30
CASAGGì FIRENZE - VIA FRUSA 37

martedì 29 novembre 2011

SKOLL A CASAGGì: IL VIDEO...

domenica 27 novembre 2011

UNA SERATA MAGNIFICA, CON SKOLL A CASAGGì...


Quella di ieri sera a Casaggì è stata una serata che in tanti conserveranno nel cuore. Un magnifico Skoll, chitarra alla mano, ha letteralmente commosso i presenti con il meglio del suo repertorio. Dalle canzoni dei primi dischi alle ultime fatiche, passando per i pezzi che lo hanno reso uno dei punti di riferimento musicale del panorama identitario. Grande qualità sonora e tanta gente. Un bilancio che non potrebbe essere migliore…

Casaggì si dimostra, ancora una volta, motore di iniziative e di militanza: una struttura che produce eventi trasversali, partecipati e continui, di ogni genere e tipo, con  un’organizzazione impeccabile e un clima che non delude mai. Una struttura che produce ciò che i giovani dovrebbero produrre: concerti, cineforum, conferenze, militanza di strada, volantinaggi, assemblee, riunioni fiume, serate comunitarie e momenti di gioia e di condivisione. Senza troppa retorica, senza cravattine, politicanti, cordate, gruppetti, carte intestate e statuti. Roba che, in tempi di morti viventi e di giovani già vecchi, è oro che cola…

Un grazie sincero a tutti i ragazzi che hanno partecipato all’evento, a chi ha contributo all’organizzazione, a chi ha perso la voce e a chi è venuto da lontano. Un ringraziamento, infine, lo dobbiamo a Skoll, persona e artista di grande valore.