mercoledì 23 marzo 2011

ELEZIONI UNIFI: CASAGGì COL CENTRO DESTRA. VOTA IDENTITARIO!



Casaggì Firenze si presenta alle elezioni universitarie, all'interno della lista del CENTRO DESTRA PER L'UNIVERSITA'. La nostra non è una presenza come tante. A differenza di chi utilizza l'università come bandierina o come volano di consensi da riutilizzare altrove, la nostra Comunità si pone l'obiettivo di rappresentare quel mondo studentesco identitario e fuori dagli schemi. E, infatti, per votare i nostri candidati devi essere fuori da ogni schema: oltre la faziosità dell'egemonia rossa che strumentalizza proteste e oltre il moderato buonsenso degli altri, che non ha mai pagato. Chi ci conosce e ci segue sa quel che noi facciamo ogni giorno. Sappiamo di non poter neanche lontanamente aspirare a vincere le elezioni studentesche a Firenze, ma non ci abbattiamo. Sappiamo anche, però, che in tanti romperanno quel muro e ci daranno fiducia. Quelle anime incendiarie possono stare certe che saranno ben rappresentate...

I candidati di Casaggì all'interno del CENTRO DESTRA PER L'UNIVERSITA':

Si possono esprimere 3 preferenze nella stessa lista

ECONOMIA
Samuele Castellaneta
Tommaso Dami

FARMACIA
Emanuele Rossi

GIURISPRUDENZA
Andrea Poggianti
Cristina Torcini
Massimo Rosi
Marco Baldinotti

INGEGNERIA
Francesco Bellotta
Tommaso Ciofini
Giovanni Lococciolo

LETTERE
Marco Gabriele
Giorgio Gargiulo

SCIENZE POLITICHE
Fabio Leopardo
Filippo Taddei
Alessandro Bistacchi

............................ 
AGLI ORGANI CENTRALI
Votano tutte le facoltà dell’Unifi

CUS
Marco Scatarzi

SENATO ACCADEMICO
Marco Gabriele

CDA
Andrea Poggianti

ARDSU
Fabio Leopardo
Samuele Castellaneta


SE TIENI AL TUO FUTURO E VUOI COSTRUIRLO RESTANDO COI PIEDI PER TERRA, SENZA SALIRE SUI TETTI. SE PENSI CHE QUESTA UNIVERSITA’ SIA UN’AZIENDA NELLA QUALE SEI POCO PIU’ DI UN NUMERO. SE CREDI CHE L’IDENTITA’ NON SIA UN FATTO DI CONVENIENZA, MA UNA RAGIONE DI LOTTA. SE TI GUARDI ATTORNO E VEDI SEMPRE LE STESSE PAROLE, GLI STESSI PENSIERI, LE STESSE PERSONE. SE VUOI ABBATTERE L’UNIVERSITA’ DEI MURI, DEI PRIVILEGI, DEI DOGMI E DELL’OMOLOGAZIONE. SE NON TI SENTI AFFATTO RAPPRESENTATO DA CHI STRUMENTALIZZA PROTESTE ANCHE A TUO NOME. SE SEI STANCO DELLE CASTE  E DELLE OVVIETA’, DEI BARONATI, DEI BIVACCHI E DELLE FAZIOSITA’. SE VUOI PORRE FINE ALLA CARENZA DI STRUTTURE, AI SERVIZI SCADENTI E ALLA BUROCRAZIA GALOPPANTE. SE VUOI UN’UNIVERSITA’ CHE SIA CANTIERE DI IDEE E DI RIVOLUZIONE, SINSTESI DI AVANGUARDIE.


sabato 19 marzo 2011

CASAGGì: STRISCIONI IDENTITARI PER L'UNITA' D'ITALIA!

Questa notte Casaggì ha portato a conclusione le azioni per la ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Dopo la trasferta militante a Pistoia di mercoledì, dove Movimento Studentesco Nazionale ha ben organizzato un'ottima giornata di letture e presenza di piazza. Dopo aver fatto piovere volantini in una Piazza della Repubblica gremita e aver colorato il Ponte Santa Trinita col tricolore. Dopo aver affisso decine di manifesti sul cantiere dell'Hard Rock Cafè, contro la commercializzazione del centro storico e la riduzione di Firenze a città vetrina. Dopo tutto questo, abbiamo concluso con un'affissione di striscioni e manifesti. 

Alla vecchia maniera: striscioni di quindici metri verniciati a mano, con meticolosa pazienza, per lanciare quel messaggio che da settimane ci portavamo dentro, anche in risposta ai tanti "patrioti occasionali" che alle stesse finestre, fino a l'altro ieri, avevano altri vessilli più colorati e meno italiani di quello tricolore. E così, in barba a tutti i moralisti a intermittenza, abbiamo dato un pò di colore a qualche sottopasso grigio e spento, dove il cemento e lo smog sono l'unico ingrediente di sempre. 



giovedì 17 marzo 2011

LE AZIONI DI CASAGGì PER L'UNITA' DITALIA!


Quest’oggi, 17 marzo, abbiamo festeggiato a modo nostro il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Di prendere parte alle celebrazioni di palazzo, dove spesso si trovano tromboni che fingono di celebrare date e anniversari che in tempi non sospetti rifiutavano di riconoscere, ce ne fregava davvero poco.

E così abbiamo dato vita ad una due giorni di militanza full immersion: ieri eravamo in massa a Pistoia per l’evento organizzato dal Movimento Studentesco Nazionale; ieri notte abbiamo passato qualche oretta e dipingere striscioni e manifesti che presto vi ritroverete su qualche muro; oggi abbiamo colto la palla al balzo per ricordare a dovere.

Svariate migliaia di volantini sono stati lanciati dai tetti su Piazza Repubblica, la culla delle avanguardie del Novecento. Una folla divertita ha fatto la ressa per leggerli: era un bel riepilogo di questi 150 anni, dove si passavano in rassegna i caduti del Risorgimento, gli sforzi nelle trincee della grande guerra, la presa di Fiume, l’esperienza vitale e solare del Fascismo, la Repubblica Sociale Italiana, i mille sacrifici dei figli di questa Terra e i tanti sogni che ancora ci aspettano.

Poi, non contenti, abbiamo colorato il Ponte Santa Trinita con alcuni fumogeni tricolori, attirando la curiosità dei molti passanti.

Infine, abbiamo colto l’occasione per lanciare la nostra campagna di critica e di riflessione contro l’Hard Rock, che presto prenderà vita al posto del vecchio Gambrinus. Che c’entra con l’Unità d’Italia? C’entra eccome. Perché quando domani i patrioti occasionali dismetteranno i tricolori e li riporranno nel cassetto in attesa dei prossimi mondiali di calcio, ci sarà chi continuerà a pensare all’Italia come ha sempre fatto, ogni giorno. E quel qualcuno non sarà felice di vedere che il fiore all’occhiello di questo paese, la Firenze dell’arte e della cultura, sarà ulteriormente ridotta ad una vetrina a cielo aperto dove i marchi multinazionali ed il commercio di massa paiono essere un’attrazione ancor più forte dei nostri monumenti, sempre più simili a cattedrali nel deserto. Un deserto di luci e di scontrini. Un deserto che prosciuga senza sosta le identità e le tradizioni, le specificità e le differenze. Un rullo compressore che rende tutto identico da Pechino a San Francisco. E l’Hard Rock, che abbiamo sapientemente tappezzato di locandine, è l’ennesimo passo verso la città vetrina.

lunedì 14 marzo 2011

CASAGGì RICORDA L'UNITA' D'ITALIA: LE AZIONI E GLI APPUNTAMENTI...


Casaggì ha lanciato ormai da tempo la propria campagna per la commemorazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Sono stati stampati e già distribuiti in ogni scuola ventimila volantini, mentre si è attivata anche una campagna mediatica sul web. Abbiamo affisso circa tremila locandine tricolori con la scritta "orgoglio italiano" e l'omonima campagna studentesca. Abbiamo organizzato e realizzato con successo un convegno a Certaldo, in concomitanza con l'apertura della nostra sezione locale attiva sul territorio e questo mercoledì saremo in massa a Pistoia, per la manifestazione regionale in piazza del Movimento Studentesco Nazionale, sempre a tema. Altre azioni sono previste, a sorpresa, nei prossimi giorni. Come sempre non ci siamo risparmiati, neanche un pò. 

Di seguito riportiamo anche il testo presente nel volantino che abbiamo distribuito in tutte le scuole della provincia. Il nostro modo di ricordare questo momento, ovviamente fuori dal coro e dai clichè istituzionali di chi ha sempre pronunciato controvoglia la parola "patria" ed oggi se ne riempie la bocca con facile opportunismo:

Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ci riporta alla mente la grandezza del senso di appartenenza ad una Terra con millenni di storia e di tradizioni alle spalle. L’Italia profonda, fatta di miti e di simboli. L’Italia della cultura e dell’arte, del genio e dell’avventura. L’Italia dell’aratro e della spada, delle legioni e del Diritto, del marmo contro la palude e del sacrificio, dell’innovazione e delle radici profonde.  L’Italia dei giovani che fanno il Risorgimento e dei briganti che non si piegano; quella che brilla nelle trincee e poi resiste e vince sul Piave, che conquista Fiume, che costruisce la rivoluzione nazionale e la giustizia sociale nel Fascismo, che si batte con un pugno di soldati contro le più imponenti armate del globo e tiene alta la bandiera dell’onore fino all’ultimo respiro. L’Italia che si divide, si scanna, ma vive e si rimette in gioco, sempre e comunque.  L’Italia che niente ha a che fare con le cricche e con le mafie, con le caste e coi giochi di palazzo. La nostra Italia è un’avanguardia dello stile e del costume, dello spirito e del pensiero: lontana parente della decadenza che qualcuno vorrebbe imporle. La nostra Italia è quella del futuro, che guarda avanti senza dimenticare da dove viene, chi è e come è nata. La nostra Italia non è quella del precariato, delle pizze e dei mandolini, del futuro incerto, del maledetto odio sociale, dell’assistenzialismo, della vergogna dell’8 settembre 1943, del terrorismo e degli anni di piombo, dell’aborto per tutti, dell’omologazione di mercato, della sudditanza allo straniero, della multietnica e dell’immigrazione incontrollata, del degrado, del materialismo, del pensiero debole. La nostra Patria è ardimento e azione, è il coltello tra i denti e il sudore sulla fronte, la vita che sboccia e la Giovinezza che irrompe, lo scintillio di un sole nuovo e l’orgoglio di esserne parte. La nostra Italia non è un partito o una parte politica, ma è un sogno che si vive sulla pelle, un plebiscito che si rinnova ogni santo giorno, è il rullare dei tamburi e la sovranità del Popolo, la libertà di fare e la rabbia di cambiare. La nostra Italia è militanza quotidiana, è il dono di se stessi per qualcosa di più grande; è il mettere gli altri avanti al proprio tornaconto e il bene comune avanti a tutto. La nostra Italia è quella che scrive la storia senza scuse e senza reticenze, senza censure e senza malizie. E’ un Popolo con una coscienza, è sintesi delle differenze e premio per chi merita; è selezione, ma anche aiuto dei più deboli, identità e orgoglio. E’ L’Italia che dobbiamo costruire insieme, come un sogno generazionale che si materializza giorno per giorno!

SU QUESTA PATRIA GIURA E FAI GIURARE AI TUOI FRATELLI
CHE SARETE SEMPRE, OVUNQUE E PRIMA DI TUTTO ITALIANI

domenica 13 marzo 2011

A CERTALDO APRE LA GIOVANE ITALIA: LA DESTRA IDENTITARIA AVANZA NELLA PROVINCIA DI FIRENZE!


Si è svolta ieri a Certaldo la riunione della Giovane Italia del Circondario Empolese. Molti i partecipanti, che hanno inaugurato il nuovo corso del circolo locale del nostro movimento, già attivo sul territorio e forte di una quarantina di tesserati. Casaggì Firenze, che fa punto di riferimento per tutti i circoli della zona, era presente. La nostra bellezza e la nostra voglia di fare si stanno allargando a macchia d'olio, senza sosta. Un augurio di buona lotta a tutti i militanti della zona, per un percorso che non sia soltanto politico, ma anzitutto esistenziale e valoriale. In alto i calici per l'ennesima vittoria!

domenica 6 marzo 2011

CASAGGì FIRENZE: HARD ROCK ENNESIMO PASSO VERSO LA CITTA' VETRINA!


A Firenze arriva l’Hard Rock Cafè. Al posto dello storico cinema Gambrinus, ormai chiuso da tempo, sorgerà il famoso locale dedicato alla musica. Giubilo e attesa da parte di tutti, come era prevedibile. Eppure è giusto fare qualche riflessione a margine, probabilmente inutile e anche poco gradita, ma quanto meno sincera.

Il centro storico della nostra città è una vetrina: negozi, marche e loghi la fanno da padroni. Le attività storiche della nostra città, che per decenni hanno fatto da sfondo al susseguirsi delle generazioni e delle stagioni, chiudono i battenti.

Il segno dei tempi, si dirà, ma l’amaro in bocca resta. Perché quando passeggi per le strade della tua città e le trovi tremendamente simili a quelle di una qualsiasi metropoli internazionale, ti rendi conto che quella globalizzazione tanto annunciata ha iniziato a logorare con impeto crescente anche il tuo immaginario.  

Restano i nostri monumenti, che paiono degli scheletri di maestosa bellezza fuori dal tempo, ultimo baluardo di un Rinascimento umano e artistico che sembra essere spazzato via dall’appiattimento rampante, dal mito del progresso, dal Dio Denaro, dalla mercificazione costante delle cose e delle anime, da quel rapido processo di omologazione che divora le differenze, le specificità, le tradizioni e i costumi.

Fa quasi impressione, a guardarlo bene, la cupola del Brunelleschi: un’opera unica, circondata da griffe e nomi, da insegne luminose, da quartieri multietnici che si allargano a vista d’occhio; sembra quasi una caricatura, messa lì per alimentare quel circolo di vizioso di scontrini e di luci. Stessa sorte per il povero Dante, che la sera guarda sconcertato il bivacco idiota di chi ha preso i gradini di una meraviglia mondiale per un pisciatoio a cielo aperto.

Fai qualche passo e arrivi a San Lorenzo, oggi ridotto a spettro di una società che cerca forzatamente di inculcare una tolleranza impossibile, illudendosi di poter mescolare tutto e il contrario di tutto in nome di una ipocrita accoglienza che presto si traduce in manodopera a basso costo, quartieri ghetto, delinquenza e fondamentalismi di ogni risma. Ma l’imperativo è fingere e sorridere, almeno fin quando non implode il sistema…

Poco e nulla resta delle specificità rionali, delle piccole e grandi leggende di strada, dei tanti angoli nascosti, delle voci di strada e della forza popolare. Resta poco dell’orgoglio di quartiere, delle serate a parlare su una panchina, del panino e del bicchiere di vino buono, del sapersi accontentare. Resta poco e nulla di quello che Firenze, cocciuta e bella, è stata per secoli.

Da oggi c’è anche l’Hard Rock. Abbiamo multinazionalizzato il vestire, il parlare, il mangiare, il bere, l’ascoltare, il vivere, il giocare, il leggere, il guardare. Perché se mangi come vogliono loro e ti diverti come vogliono loro, ti dimentichi del resto. Un po’ di musica e una magliettina uguale da Londra a Pechino: poco importa se le tue strade sono una giungla di nomi che non appartengono alla tua storia. E poi, ovviamente, ci sono i 120 posti di lavoro messi a disposizione, che rendono sopportabile e auspicabile qualsiasi cosa e riducono al silenzio qualunque voce critica. 

Si dirà che nessuno è obbligato ad andarci, che questo è ciò che tutti vogliono, che non c'è niente di male e che finalmente anche a Firenze ci si diverte. Benissimo, sono tutte puntualizzazioni legittime. Lungi da noi fare la guerra all'ovvio. 

Ma se un giorno, guardandovi attorno, non riconoscerete in niente quella città che vi ha cresciuti, pensate a quando era ancora possibile salvarla. 

lunedì 28 febbraio 2011

CASAGGì RICORDA MIKIS MANTAKAS









Questa notte i militanti di Casaggì hanno ricordato Mikis Mantakas, nell'anniversario della morte. Un migliaio di locandine sono state affisse in città , richiamando quell'Europa libera, armata e sovrana che Mikis voleva costruire. Non ebbe il tempo e il modo di farlo in prima persona, a causa di una morte prematura procurata da assassini senza umanità, ma il testimone ideale di quelle volontà è stato raccolto e continua a bruciare. 


giovedì 24 febbraio 2011

CASAGGì UNIVERSITA': DILANIARE IL MONDO DEGLI UGUALI!





Questa notte le facoltà fiorentine sono state tappezzate con le nuove locandine di Casaggì Università. Il nucleo studentesco della destra non conforme inizia il proprio percorso militante con un’azione fisica sul territorio. Prima lezione: dilaniare il mondo degli uguali. Un proposito alto, ideale, di riformare l’università partendo anzitutto dal materiale umano che la compone: dare contenuti, costruire avanguardie di pensiero e di stile, produrre uomini e non numeri, uccidere l’università azienda della burocrazia e dell’omologazione. Una battaglia folle e azzardata, quindi adatta a noi. Nei prossimi giorni verranno lanciate le nuove campagne, i programmi, i nuclei e le iniziative. Dopo aver balcanizzato le scuole fiorentine, sbarchiamo in facoltà. E ne vedremo delle belle!


























lunedì 21 febbraio 2011

17 MARZO FESTA NAZIONALE: VITTORIA!

Nei giorni avevamo chiesto al Ministro Gelmini di fare un passo indietro e riconoscere la festività del 17 marzo, data che ricorda il 150° annivrsario dell'Unità d'Italia, chiudendo le scuole. Alla fine ci ha ascoltati, anche grazie alla volontà della massime cariche del Governo...




CASAGGì: L'ALTERNATIVA AL DESERTO...

giovedì 17 febbraio 2011

CASAGGì RICORDA JUNGER: DUEMILA MANIFESTI E UN MONITO AI GIOVANI...


Questa notte, 17 febbraio 2011, i militanti di Casaggì Firenze e Giovane Italia hanno ricordato Ernst Junger, nell’anniversario della morte. Sotto una pioggia scrosciante duemila manifesti recanti il suo nome, la sua effige ed una sua frase sono stati affissi davanti a scuole, università e i luoghi di aggregazione giovanile in tutta la città. L’azione compiuta non vuole essere soltanto un momento commemorativo verso un grande pensatore e un grande Uomo, ma anche e soprattutto un monito alle giovani generazioni, nell’esempio da lui tracciato.

Junger fu il testimone di un secolo, l’interprete vivo e anticonformista di un tempo – il Novecento - carico di dolori, ma anche di idee e di passioni, di miti e di Rivoluzioni. Fu animatore della Rivoluzione Conservatrice Tedesca e un letterato tra i massimi che il nostro continente abbia mai conosciuto.

Ci ha trasmesso, con l’esempio e con le parole, un’idea della Guerra come atto eroico, come dono volontario, come sacrificio vitale che però conosce la pietas e dà spazio ai sentimenti, all’emozione e al trasporto. Le sue metafore e le sue considerazioni sulle “tempeste d’acciaio” della Grande Guerra sono e restano di tremenda attualità per la comprensione dei conflitti moderni. L’accento posto sul coraggio e sulla tempra del soldato, ci riconduce ad una dimensione dell’Uomo che verte allo Spirito, alla mistica, all’Azione, al superamento di sé stessi contro la meccanizzazione dell’esistenza e la tecnocrazia rampante. La sua idea dell’operaio, poi, ha segnato un’epoca. Non parla, Junger, di un operaio appartenente ad una classe o vicino ad una visione economicista, ma di un individuo libero, troppo spesso ancora oggi assente laddove regnano le regole del profitto e dello sfruttamento.

Riprendendo le parole di Marco Iacona potremmo dire che l’uomo che intendiamo porre come riferimento “si delinea in senso essenzialmente dualistico: erede diretto del soldato, dell’asceta guerriero e principio cardine e chiave di lettura ontologica. Figura a un tempo storica e astorica: nato ma destinato a mai perire. Il soldato è una figura empirica, occasionale, l’operaio invece è una figura quasi metafisica. Eroi entrambi. L’uno legato ai fatti di guerra, l’altro simbolo d’una nuova era. Soldato e operaio: due figure diverse dunque. Due entità poco confrontabili, misure e tempi che non coincidono. Ma c’è una cosa in comune: lo sforzo jüngeriano di eternizzare la posa del combattente, di trasferire lo spirito della vittoria nello spirito del dominatore civile, nell’uomo moderno tout court. In questo senso possiamo considerare Der Arbeiter un libro di guerra messo su in tempo di pace. Al soldato s’addice la “tempesta” (l’alternarsi degli elementi: comincia a tempestare, finisce di tempestare…), l’operaio è invece legato all’“acciaio”, al panorama d’una modernità tipologica al confine tra fisica e metafisica”.

A Junger siamo debitori anche di un’altra magnifica figura: quella del Ribelle. Il suo Ribelle ha fatto sognare intere generazioni di militanti, fornendo utili spunti per un “passaggio al bosco” oltre le imposizioni di una modernità soffocante, debole, bassa, edonista e vile. Quell’anarca identitario è anche un nostro manifesto, l’emblema di una scelta di vita che dovremmo cercare di onorare al meglio. Il soldato, l’operaio e il ribelle. E’ questo il messaggio che vorremmo dare alla nostra generazione, oltre i falsi modelli del mercatismo e dei mezzi di distrazione di massa.

Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettono le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E’ questo l’incubo dei potenti”.





domenica 13 febbraio 2011

QUALI DONNE, QUALI DIRITTI? CASAGGì RISPONDE ALLE PROTESTE FEMMINISTE...


L'Italia è un paese strano. Un paese nel quale le donne, nel 2011 e con tutto ciò che vediamo attorno, reclamano dei diritti che neanche conoscono. Quali diritti? Cosa vi manca? Cosa non avete ancora? E perchè scendere in piazza come donne, mettendo ancora in essere quella politica delle specie, delle parti, delle fazioni, dei generi...

Ma quali donne vogliono essere, le donne che battono le mani sulle pentole nelle piazze italiane? Perchè una Donna che sia tale, è Donna tutti i giorni. Non è Donna una volta ogni quattro anni quando un partito di opposizione comanda la fanfare di piazza contro la maggioranza di governo. Oggi, l'esser Donna, non ha niente a che fare con le maggioranze e le minoranze dei governi. Le cinquantenni inacidite e le quindicenni alle quali sono stati messi in mano dei cartelli con scritto "Sono donna e dico basta", sono un grottesco spettacolo da circo. Oggi è una scelta personale: avete voluto tutte le libertà di questo mondo e adesso che vi manca? 

Avete voluto la libertà di abortire, e potete anche usarla come anticoncezionale. Per di più, chi vi ingravida, non è neanche tenuto a saperlo. Facendolo, però, avete sacrificato la vostra dignità di madri sull'altare della presunta libertà sessuale (se solo aveste studiato meglio l'antichità, in materia di libertà sessuale..). Avete avuto tutto e molte di voi sono finite ad esibirlo in tv, sui cubi delle discoteche, nelle riviste patinate. 

Un tempo eravate nelle piazze a gridare gli slogan sul vostro utero e sulla libertà sessuale; oggi siete a fare la guardia al peggior bigottismo, quello che si scandalizza per qualche scopata vera o presunta e grida alla crisi di Stato. Avete preso il peggio dagli uomini che vi accompagnavano in quegli anni: quelli che blateravano l'abbattimento del sistema capitalista e sono finiti a lavorare nelle banche, negli enti statali, nelle università. I rivoluzionari a tempo determinato, che hanno dismesso il passamontagna per indossare la cravatta. 

Agitate la piazza a colpi di morale. Ma chi siete, voi? Chi vi ha investite della possibilità di guardare gli altri dall'alto in basso e dire cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa manca e cosa serve? Quanto pagheremmo per vedervi, fragili come tutti gli altri, nella vostra intimità di mogli, di amanti o di partner. Quanto ci piacerebbe constatare se questa morale a comando è davvero una morale integrale che vale ogni santo giorno e alla quale avete dedicato una vita. Perchè di solito, chi è superiore, non scende in piazza a dirlo: lo è, punto e basta. Si limita ad esserlo, non si sforza di sbandierarlo. 

Avete reclamato il lavoro, giustamente. Ma siete finite alle quote rosa: come se, per garantirvi da mangiare, aveste bisogno dei posti prenotati, della raccomandazione di Stato. Come se, ancora una volta, le differenze di sesso e di genere interessassero solo a voi. Se è la parità, l'obiettivo, che almeno ci si misuri ad armi pari. Non vi pare?

E si tappi immediatamente la bocca chi crede che, certa destra militante e sociale alla quale apparteniamo releghi la donna alla mansione di angelo del focolare. Uno sguardo disinteressato e sincero alla nostra storia, dove di diritti delle donne si è sempre parlato anche oltre l'opportunismo politico, renderebbe bene l'idea. Ma è l'idea di Donna che cambia: da una parte, la vostra, ci sono le casse di risonanza del peggior progressismo a priori, dalla nostra i sacrifici silenziosi e nobili, la fedeltà, la difesa della vita, il merito e la capacità di essere organicamente inserite in una Comunità, senza pretendere e senza sbuffare. 

La vera libertà è  libertà da se stessi. 

mercoledì 9 febbraio 2011

CASAGGì FIRENZE: AZIONE IN RICORDO DI PAOLO DI NELLA!

9 febbraio 2011

Questa notte i militanti di Casaggì Firenze e della Giovane Italia hanno ricordato Paolo Di Nella, militante del Fronte della Gioventù ucciso dall’antifascismo nel 1983. Duemila manifesti recanti il suo nome ed una frase in sua memoria, sono stati affissi in ogni strada, in ogni scuola, in ogni facoltà ed in ogni luogo di aggregazione giovanile della città e dei principali comuni della Provincia fiorentina. Paolo, la notte del 2 febbraio 1983, era in affissione per le strade di Roma, assieme ad un’altra militante dell’allora movimento giovanile del MSI. Due persone, da dietro, lo aggredirono mentre era intento ad affiggere un manifesto, colpendolo alla testa con un corpo contundente. Morì il 9 febbraio, dopo una settimana di agonia.

Al suo capezzale, per la prima volta, accorse anche l’allora Presidente Repubblica Sandro Pertini, sancendo di fatto la fine di quel muro di omertà e di connivenza che per decenni aveva relegato ai margini la gioventù nazionalrivoluzionaria, lasciando che il triste motto “uccidere un fascista non è reato” non fosse soltanto una macabra pratica extraparlamentare, ma anche un fine voluto e cercato da chi apparteneva all’arco costituzionale e, talvolta, anche agli organi di Stato. Paolo morì mentre compiva un gesto nobile, di milizia e di libertà. Morì affiggendo un manifesto per Villa Chigi, uno spazio all’epoca abbandonato e degradato, che il Fronte della Gioventù si batteva per rendere alla cittadinanza sottoforma di comunità di quartiere e luogo sociale. Molti anni dopo, grazie anche al percorso intrapreso dalla destra politica che ha portato molti suoi compagni di lotta a far parte delle Istituzioni, quello spazio è stato restituito alla gente e porta oggi il suo nome.

Paolo fu ed è l’esempio di una militanza fatta di idee, di ribellione, di innovazione, di irriverenza, di grandi temi, di passione, di sacrificio e di lotta. Una vita vissuta appieno, che qualcuno ha stroncato prematuramente, ma che ha comunque lasciato un segno indelebile in chi, ancora oggi, sogna di portare avanti quel testimone ideale. Il suo ricordo non è soltanto la tradizione identitaria di una parte politica, ma dovrebbe essere un monito a tutto il paese: quello di sostituire l’odio cieco con l’amore per il dono di sè. Un insegnamento anche a chi, trent’anni dopo, vorrebbe trasformare la competizione politica in una guerra per bande.

Io combatto anche per te, uomo qualunque, ma tu non mi ascolti.
Io muoio anche per te, uomo qualunque, e tu mi disprezzi.
Perché? Non importa.
I miei occhi malinconici,
la mia splendente giovinezza,
il mio caldo sangue color rubino:
io te li dono, uomo qualunque.
Io non ho le tue ricchezze,
non voglio per me il tepore accogliente della tua casa.
Tutto ti lascio, anche la mia vita”.

domenica 6 febbraio 2011

5/2/2011: A MIGLIAIA IN CORTEO CON CASAGGì PER I MARTIRI DELLE FOIBE


Sabato 5 febbraio 2011, a Firenze, è stata scritta una pagina di storia. In una città che l’oltranzismo progressista sbandiera come propria roccaforte, diverse migliaia di persone hanno sfilato sotto le insegne tricolori per ricordare i martiri delle foibe e gli esuli istriani, giuliani e dalmati.

Hanno sfilato silenziosi e composti, in un numero che questa città non aveva mai conosciuto nella manifestazioni promosse dalla destra politica. Hanno sfilato emozionati, quasi increduli nel guardarsi attorno e vedere quante cose sono cambiate in questi anni. Ciò che un tempo era tabù è oggi una realtà concreta, viva, reale. La memoria di chi è stato ucciso senza colpa non è più relegata ai margini, ma sta entrando a far parte del vissuto quotidiano di un popolo, come hanno testimoniato le decine di tricolori sventolate al nostro passaggio da finestre e balconi.

La commozione dei sopravvissuti all’esodo e dei familiari delle vittime assassinate dai partigiani comunisti titini si è unita a quella delle migliaia di cuori liberi che spontaneamente hanno risposto al richiamo della piazza. C’erano davvero tutti: generazioni di militanti fianco a fianco, famiglie coi bambini per mano, giovani e giovanissimi in prima fila, cittadini ed esponenti politici di ogni livello. In piazza non c’era una fazione riottosa o una costola di partito: c’era il popolo in tutte le sue sfumature.

Il richiamo di Casaggì, che come ogni anno ha lanciato il corteo risvegliando Firenze dal solito torpore, ha trainato tutto e tutti. Ed è stato un fiume in piena, di quelli che difficilmente si dimenticano. Le minacce cadute nel vuoto ed i contro cortei con un decimo dei nostri partecipanti, poi, sono la ciliegina sulla torta di una giornata memorabile.

Una giornata partecipata e fitta di gente, ma che è stata resa possibile da chi si è letteralmente sacrificato alla causa per un mese intero tra volantinaggi, affissioni, assemblee, conferenze, riunioni, manifestazioni, dibattiti e azioni di propaganda.

Una giornata resa possibile dalla partecipazione delle migliori realtà identitarie che questa Toscana non conforme ha messo in piedi: trasversalmente e con il migliore spirito di sempre. Un grazie, ovviamente, ai militanti di Casaggì, ai ragazzi della Giovane Italia, di Studenti per le Libertà, di Azione Universitaria, di CasaPound, Colle Oppio e Nes; ai tanti fratelli che popolano che questa grande Comunità di destino e di lotta; a chi non ha mai mollato un metro e non ha mai chiesto niente, donando sé stesso a qualcosa di più grande. Un grazie, infine, a Giorgia Meloni e Anna Grazia Calabria, che ci hanno onorati della loro presenza e delle loro parole.

Una bellezza terribile è in marcia, con buone gambe e una tremenda voglia di camminare.
Sursum corda!

sabato 29 gennaio 2011

FIRENZE: L'ESTREMA SINISTRA LANCIA IL CONTRO-CORTEO E NEGA IL RICORDO DELLE FOIBE

LA SINISTRA ANTAGONISTA LANCIA IL CONTRO-CORTEO E NEGA IL RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE. COME OGNI ANNO FIRENZE NON POTRA’ COSTRUIRE UNA MEMORIA CONDIVISA E TRASVERSALE, MA DOVRA’ CONVIVERE CON IL NEGAZIONISMO E L’ARROGANZA DI CHI VORREBBE CANCELLARE CON OGNI MEZZO POSSIBILE UNA SANGUINOSA PAGINA DI STORIA


“Ci risiamo. Come ogni anno il corteo cittadino in ricordo dei martiri delle foibe, promosso dalla  Giovane Italia, da Casaggì e da Studenti per le Libertà e aperto a tutta la cittadinanza e i movimenti, ha innescato una evitabile spirale di tensione. I centri sociali e la sinistra radicale, infatti, hanno indetto il consueto “contro-corteo”, per protestare contro il “revisionismo storico, il governo Berlusconi e il Fascismo”, così dichiarano Marco Scatarzi e Andrea Badò, rispettivamente Presidente e Coordinatore cittadino della Giovane Italia, il movimento giovanile del PdL che ha promosso l’iniziativa”.

“Il comunicato diramato dagli antagonisti – dichiara Scatarzi -  è un delirio di follia e un’arrampicata sugli specchi di pessima fattura. Ci accusano di strumentalizzare il martirio degli infoibati e l’esilio e poi scendono in piazza contro il governo Berlusconi, parlano di diritti e negano la memoria di martiri senza colpa,  puntano il dito contro una ricorrenza riconosciuta a tutti i livelli e dipingono il Ministro Meloni come un nemico degli studenti, parlano di Riforma Gelmini, e blaterano di appalti e di mazzette, tirano in ballo la situazione degli operai della Fiat e parlano di scuole e università. Insomma, pur di scendere in piazza hanno tirato in ballo tutto e il contrario di tutto, hanno strumentalizzato ogni argomento possibile e hanno fatto un minestrone senza senso”.

“Noi saremo in piazza – prosegue Badò – col tricolore e senza simboli di partito, a testimonianza del fatto che il nostro obiettivo è quello di creare una memoria condivisa e trasversale che possa rendere giustizia ai nostri martiri dopo sessant’anni di silenzio. E’ assurdo che chi ricorda questa pagina di storia debba essere tacciato di essere un revisionista e forse ha ragione Pansa quando afferma che la storia è scritta dai vincitori a discapito dei vinti. Un paese non può essere realmente libero finchè non si è liberato di quelle macchie che lo hanno infangato.”

“Ci aspettiamo – proseguono Scatarzi e Badò – una condanna e una presa di distanza da parte di tutte le istituzioni, aldilà delle differenze politiche e partitiche, perché certi argomenti non sono assolutamente accettabili e risultano offensivi. Ci chiediamo anche se il corteo che partirà alle 15,30 da Piazza San Marco sia autorizzato e se l’obiettivo dello stesso non sia l’arrivo in Largo Martiri delle Foibe e il conseguente disturbo della nostra iniziativa, che proprio lì si concluderà.

“Il nostro corteo – concludono Scatarzi e Badò- che ormai da anni cresce e si fa sempre più partecipato, è un momento di condivisione e di ricordo che si svolge nella massima tranquillità e che mette insieme, sotto il tricolore, cittadini e membri delle istituzioni che hanno a cuore un eccidio troppo a lungo dimenticato. La nostra iniziativa, che quest’anno vede la partecipazione di un Ministro e di molte personalità politiche, è un esempio di trasversalità e di mobilitazione che per esistere non ha bisogno di seminare odio e di rinvigorire rancori sopiti. Noi anteponiamo la coscienza di popolo all’odio di parte, alla prevaricazione e alle accuse. Il 5 febbraio saremo in piazza, coi nostri tricolori come ogni anno, fieri della nostra appartenenza e convinti della nostra azione. E, come ogni anno, nessuna intimidazione andrà a segno e nessuna minaccia avrà il potere di fermare una marcia libera e responsabile, nata per ricordare dei morti che qualcuno vuole continuare ad uccidere negando loro il diritto di entrare a far parte della storia di questo paese”. 

giovedì 13 gennaio 2011

martedì 11 gennaio 2011

FOIBE: 5 FEBBRAIO GRANDE CORTEO A FIRENZE. CON GIORGIA MELONI!


I tricolori al vento, il passo composto di una grande fiumana di gente, le testimonianze di chi c’era e gli interventi di chi crede, oggi come ieri, nella verità. Ogni anno, a Firenze, la destra politica, unita dal tricolore, scende in piazza per ricordare i martiri delle foibe e le vittime del comunismo.

Migliaia di innocenti uccisi e torturati perché italiani, gettati vivi nelle cavità carsiche del confine orientale e massacrati dall’odio comunista. Migliaia di innocenti costretti a fuggire dalle loro case, lasciando tutti i loro beni, per vivere una vita da esuli in Patria, con la sola “colpa” di non aver rinnegato la propria italianità. Un crimine infame, passato sotto silenzio per decenni. Anni di menzogne per coprire una verità scomoda, che la sinistra italiana ha mascherato con ogni mezzo.

Nel 2004 in Italia una legge nazionale ha istituito la “Giornata del Ricordo” in memoria dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati. Una giornata che ogni Nazione civile dovrebbe commemorare senza divisioni, ma che invece trova ancora dei fervidi oppositori fuori tempo massimo.

Noi, come ogni anno, saremo in piazza. Ci saremo per costruire la memoria condivisa di questo paese. Per onorare la nostra identità nazionale e riportare il tricolore a Firenze. Ci saremo perché abbiamo una coscienza di popolo e non di classe. Ci saremo, uniti, per ricordare i martiri della nostra Patria. Ci saremo per non dimenticare quei morti di “serie B” che la storia ha relegato ai margini. Ci saremo per ricordare tutte le vittime del comunismo. Ci saremo, al fianco del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, dell’On. Annagrazia Calabria, dei vertici nazionali della Giovane Italia e delle tante personalità che parteciperanno alla marcia.

FOIBE: IO NON SCORDO
GRANDE CORTEO CONTRO I CRIMINI DEL COMUNISMO
SABATO 5 FEBBRAIO H.17 - PIAZZA SAVONAROLA, FIRENZE